Sanna (PD senato) autorizzazione all'arresto per il senatore Nespoli: non c'è fumus persecutionis
Francesco Sanna nell'intervento in Aula speiga perchè la richiesta di arresti domiciliari della Procura di Napoli è giustificata, 20 luglio 2010

NESPOLI: SANNA, PDL E LEGA NEGANO OGNI POSSIBILITA' PER AUTORIZZAZIONE ARRESTO
"A differenza di quel che sostengono Pdl e Lega con il senatore Franco Mugnai nella sua relazione sul caso Nespoli, il Pd resta convinto che nella vicenda non esistono elementi per ipotizzare la sussistenza del cosiddetto fumus persecutionis. Pertanto il Pd aveva proposto di respingere le conclusioni del relatore affinché tornasse in Giunta per decidere nel merito l'autorizzazione all'arresto. Come sempre, la maggioranza si è inventata un processo alle indagini per evitare di assumere per intero la responsabilità di una decisione orientata dai valori costituzionali". Lo dichiara il senatore del Pd Francesco Sanna, capogruppo in Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari, nel suo intervento in Senato.
Discussione del documento:
(Doc. IV, n. 8) Domanda di autorizzazione all'esecuzione dell'ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal giudice per le indagini preliminari nei confronti del senatore Vincenzo Nespoli (ore 17,51)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
SANNA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto ( Video con Real Player).
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANNA (PD). Signor Presidente, colleghi, un gruppo di senatori del Partito Democratico, a nome del proprio Gruppo, avendo effettuato un'istruttoria accurata in Giunta delle immunità, propone, in difformità dalle conclusioni del relatore, di dichiarare la insussistenza del cosiddetto fumus persecutionis.
Onorevoli colleghi, innanzitutto bisogna cercare di spiegare che l'indagine a carico del senatore Nespoli non riguarda soltanto lo stesso senatore Nespoli, ma un numero più vasto di persone, le quali in passato sono già state destinatarie di provvedimenti cautelari limitativi della libertà personale.
Si tratta di un'indagine ampia, che riguarda il voto di scambio, la bancarotta, fatti che hanno cagionato il fallimento di un'importante società di vigilanza campana, la distrazione di fondi, la falsificazione di quietanze bancarie a danno dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (mi fa piacere che oggi sia qui presente anche il Ministro del lavoro che, sotto questo profilo, potrebbe costituirsi parte civile nel provvedimento) ed il riciclaggio di somme abbastanza ingenti. Per sostenere che vi è un intento persecutorio, bisognerebbe innanzi tutto dimostrare che nelle indagini tempi, modalità ed azioni dei magistrati della pubblica accusa sono stati orientati a costruire un'ipotesi accusatoria falsa o indecentemente fragile a carico del senatore Nespoli; noi abbiamo esaminato gli atti, ma questo non lo abbiamo notato.
Come ha giustamente evidenziato il senatore Mugnai nella sua relazione, gli atti derivano da alcune dichiarazioni - una vera e propria chiamata in correità - di persone che in precedenza erano di fiducia del senatore Nespoli e che raccontano - noi non giuriamo sulla verità di questo racconto - di un sistema di commistione tra affari, politica e strumentalizzazione di organizzazioni a favore della politica e degli affari; dopo diversi anni dal fallimento e dopo che i curatori fallimentari non hanno assolutamente capito dove fossero finiti i milioni di euro di questa società, si è disvelata una possibile pista investigativa che è stata perseguita dall'attività inquirente e ha prodotto alcuni risultati. Tali risultati vengono avvalorati da indagini bancarie e da precisi riscontri.
Badate che non è per il voto di scambio che viene chiesta la misura cautelare a favore del senatore Nespoli: il pubblico ministero lo esclude, proprio perché si tratterebbe di fatti risalenti molto indietro nel tempo. Si tratta piuttosto dell'utilizzazione di questi danari, cioè dei fondi sottratti alla società di vigilanza fallita, che secondo l'accusa ancora oggi vengono utilizzati in attività immobiliari riconducibili alla famiglia del senatore Nespoli.
In tutto questo, nella sequenza degli atti e nella sequenza temporale delle indagini, non vi è nulla che faccia pensare ad un accanimento giudiziario nei confronti del nostro collega Nespoli. Per tale motivo, abbiamo chiesto e preteso nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari che si facesse innanzi tutto il punto e si assumesse una decisione sul tema del fumus persecutionis avendo la responsabilità iniziale della relazione e proponendo alla Giunta di deliberare sul fatto, per noi dirimente, che non si tratta di un'indagine montata.
Poi può darsi che l'indagine non arrivi a nulla; può darsi che un giudice terzo, domani o dopo, dica che non ci sono le condizioni per condannare, bensì per assolvere, ma intanto il Parlamento esca dalla facile strada del processo al processo. La teorica del fumus persecutionis non è altro che questo: cercare di fare, senza contraddittorio tra le parti (nella Giunta delle immunità, come sapete, si leggono carte e si ascolta il senatore), una sorta di caricatura al processo, in cui si sente solo la voce della difesa, invece di ascoltare e valutare l'esigenza del Senato di garantirsi la sua piena operatività, che però è una valutazione successiva a quella sul fumus persecutionis e che dimostra anch'essa di essere un po' alle corde, come teoria e pratica di applicazione dell'articolo 68 della Costituzione. È per questo motivo che non possiamo essere d'accordo con la ricostruzione che il senatore Mugnai ha fatto dell'intera vicenda rassegnandola a questa Camera.
La seconda parte delle sue argomentazioni, quelle che riguardano appunto l'applicazione del cosiddetto criterio del plenum del Senato, avremmo voluto discuterla in Giunta, sulla base del tipo di autorizzazione a misura cautelare richiesta, dei possibili tempi d'esecuzione della misura, del ruolo del senatore Nespoli in Senato; avremmo voluto anche ragionare in maniera innovativa sul tema dell'applicazione dell'articolo 68. Se la relazione del senatore Mugnai verrà approvata, tutto questo non sarà possibile e sarà in qualche modo coperto da questo duplice timbro: fumus persecutionis che cancella tutto e poi alcune argomentazioni, in parte condivisibili, sul mantenimento del plenum del Senato.
Se invece sarà approvato l'ordine del giorno proposto all'Aula dal Gruppo del Partito Democratico, si dice che non c'è fumus persecutionis e si rimandano le carte alla Giunta per decidere sull'applicazione in concreto dei criteri di salvaguardia della prerogativa prevista dall'articolo 68 della Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).